Quando il percorso è più lungo: infertilità e PMA, spiegate con calma
Cosa significa davvero «infertilità», quali sono i primi passi e come prendersi cura di sé mentre si aspetta.
Cosa significa, e quando parlarne con qualcuno
Si parla di infertilità quando, dopo dodici mesi di rapporti regolari senza protezione, la gravidanza non è arrivata. Se hai più di 35 anni, o sai già di avere una condizione che può influire (cicli molto irregolari, endometriosi, interventi pelvici), non serve aspettare tutto questo tempo: dopo sei mesi è ragionevole chiedere una visita.
Ricorda che non è mai solo una questione «femminile». Le cause possono riguardare lei, lui, entrambi, oppure restare senza una spiegazione precisa. Per questo il percorso si affronta in due, o comunque tenendo conto di entrambi.
I primi passi, uno alla volta
Di solito si parte da una visita ginecologica con un'ecografia pelvica e alcuni esami del sangue, e da uno spermiogramma per il partner. Sono controlli semplici, che spesso già chiariscono molto. Se serve, si passa ad approfondimenti sulla pervietà delle tube o sull'ovulazione.
Se emerge una causa, a volte basta una terapia mirata o un intervento per far tornare la strada aperta. Altre volte si valutano le tecniche di procreazione medicalmente assistita (PMA): dall'inseminazione intrauterina fino alla fecondazione in vitro. Quali siano adatte a te lo decide il centro insieme a voi, in base ai risultati e alla vostra situazione: non esiste un percorso uguale per tutti.
Prendersi cura di sé mentre si aspetta
Un'attesa che si allunga porta con sé stanchezza, senso di colpa, invidia, paura di non farcela: sono emozioni comuni e non dicono nulla di te come persona. Parlarne con il partner, con un'amica di cui ti fidi o con una psicologa (molti centri PMA la offrono) alleggerisce molto.
Se puoi, concediti pause dal calendario: giornate in cui non si parla né di test né di giorni fertili. E se qualcuno intorno a te fa domande che fanno male, è lecito rispondere con gentilezza che preferisci non parlarne.